Il latte materno è universalmente riconosciuto come l’alimento di riferimento per il neonato che, oltre a soddisfare i fabbisogni nutrizionali, fornisce componenti essenziali per lo sviluppo immunologico, metabolico e neurologico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda l’utilizzo esclusivo nei primi sei mesi di vita.

La sua composizione è il risultato di un complesso equilibrio tra meccanismi fisiologici materni e fattori ambientali, tra cui anche le abitudini alimentari della madre.

In tal senso, nonostante i meccanismi endocrini della lattogenesi garantiscano una produzione di latte adeguata nella maggior parte delle condizioni, l’alimentazione materna può influenzare la concentrazione di specifici nutrienti, in particolare il profilo degli acidi grassi e l’apporto di alcuni micronutrienti.

Le linee guida ESPGHAN e le raccomandazioni della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) sottolineano infatti che vitamine quali la B12 e la D, così come iodio e acidi grassi omega-3 a lunga catena, risultano dipendenti dalla dieta materna.

Nel contesto di un’alimentazione vegana, che esclude completamente gli alimenti di origine animale, tali aspetti assumono una rilevanza particolarmente importante durante il periodo di allattamento.

In queste situazioni risultano essenziali, per garantire un latte materno nutrizionalmente adeguato e per tutelare la salute della madre e del bambino, una valutazione nutrizionale accurata e, se indicato, una supplementazione di nutrienti in accordo con le raccomandazioni delle principali società scientifiche.

È dunque diventato da tempo oggetto di dibattito scientifico capire qual è il valore nutrizionale del latte umano prodotto da madri in dieta vegana o vegetariana e, di conseguenza, l’ammissione di queste donne come donatrici tra le banche del latte. Evidenze più recenti indicano che la composizione del latte umano di madri vegane e vegetariane è sostanzialmente sovrapponibile a quella delle madri onnivore. Tuttavia, potrebbero emergere alcune differenze specifiche, in particolare per quanto riguarda le concentrazioni di vitamina B12 e di acidi grassi omega-3. Ma come detto in precedenza, un’adeguata integrazione di questi nutrienti nella dieta materna è efficace nell’aumentarne il contenuto nel latte materno. 

Lo studio multicentrico di Gandino et al., pubblicato nel gennaio 2024 sulla rivista Maternal & Child Nutrition, ha coinvolto un ampio gruppo di ricercatori in diversi paesi europei in un’indagine attraverso le banche del latte materno e delle donatrici che seguivano diete vegane o vegetariane per evidenziare un eventuale variabilità di presenza e/o della supplementazione di micronutrienti critici come la vitamina B12 e gli acidi grassi omega-3

L’indagine ha previsto la diffusione di una survey a 188 banche del latte umano (HMBs) e il tasso di risposta è stato del 63%.

I risultati mostrano una certa eterogeneità nelle politiche adottate:

  • Il 27% delle HMBs raccomandava l’integrazione di vitamina B12 alle madri vegane come condizione per l’accettazione come donatrici, percentuale simile a quella osservata per le madri in dieta vegetariana (26%).
  • L’integrazione con acidi grassi omega-3 era richiesta soltanto nell’8% delle banche del latte.
  • In alcune banche, le madri vegane e vegetariane venivano o sistematicamente escluse dalla donazione oppure accettate indipendentemente dall’uso di supplementi. Inoltre, quando l’integrazione era prevista, i dosaggi consigliati risultavano estremamente variabili e non standardizzati.
  • Solo il 51% delle HMBs dichiarava di seguire raccomandazioni ufficiali, prevalentemente di livello nazionale o locale.

Alla luce di queste considerazioni, lo studio ha evidenziato una marcata variabilità nelle pratiche delle banche del latte umano europee nei confronti delle donatrici vegane e vegetariane. Alcuni approcci attualmente in uso potrebbero determinare una perdita potenziale di donatrici idonee e, in altri casi, esporre al rischio di carenze nutrizionali potenzialmente correggibili.

Vai allo studio completo >> https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37724510/