di Alessandro Pipolo, Elena Bernabei

La nascita di un bambino dovrebbe essere un momento di speranza universale, il segno che la vita continua, che esiste un futuro. Eppure, per milioni di neonati e bambini nel mondo, il destino sembra deciso dal luogodi nascitadoveil primo respiro coincide con l’inizio di una lotta per la sopravvivenza. Sono i bambini che nascono nei territori colpiti dai conflitti, guerre che non risparmiano nessuno, ma colpiscono con particolare ferocia chi non ha colpe né voce: i più piccoli. In un ospedale europeo, un neonato è accolto dalla luce, dalle incubatrici, da mani competenti che se ne prendono cura. A poche centinaia di chilometri di distanza, in una zona di conflitto, un altro bambino nasce sotto le macerie, senza acqua potabile né elettricità. La differenza tra questi due destini non è il valore della loro vita, ma esclusivamente la geografia. Nel 2023, secondo UNICEF nel mondo 4,8 milioni di bambini sono morti sotto i cinque anni, la maggior parte per cause prevenibili: malnutrizione, infezioni, mancanza di cure. In contesti di guerra, ciò che altrove è curabile diventa spesso fatale.

Il drammatico bilancio globaleparla di oltre 415 milioni di bambini che vivono in aree colpite da conflitti armati (Save the Children, 2024). Più di uno su cinque cresce tra fame, violenza e paura. Dietro questi numeri ci sono storie, nomi e vite reali. Bambini che imparano a riconoscere il rumore delle bombe prima di quello della pioggia, che non conoscono il gioco, che sopravvivono dove la speranza sembra impossibile. Eppure, nei loro occhi resiste una luce fragile ma ostinata, la stessa che dovrebbe guidare leader, governi e cittadini a fare della protezione dell’infanzia non un gesto di pietà, ma un dovere morale imprescindibile. Sì, perchè ogni conflitto nasce da decisioni ed errori fatti dagli adulti, ma le sue conseguenze ricadono sui bambini. Scelte politiche, ideologie, potere e denaro: tutte accomunate dall’incapacità di proteggere chi dovrebbe essere tutelato per primo, e nessuna guerra potrà mai dirsi vinta se, nel frattempo, si perde un’infanzia. Ogni ritardo negli aiuti, ogni attacco alle infrastrutture civili, ogni ospedale distrutto pesa come un atto di colpevole indifferenza verso il futuro dell’umanità. A pagarne il prezzo sono sempre i più piccoli: un neonato che muore per una ferita curabile, un bambino che smette di studiare, un’intera generazione privata della tenerezza. Questo è il vero fallimento del mondo adulto: non imparare, non cambiare.

I numeri che emergono dai dossier più recenti sono drammatici. A Gaza, oltre 54.000 bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta e circa 12.800 versano in condizioni gravi (AP News, 2024). La carenza di acqua potabile, latte artificiale, incubatrici e farmaci trasforma ogni nascita in un evento ad altissimo rischio. Le guerre non uccidono solo con le bombe: privano i neonati dell’assistenza sanitaria essenziale e dei diritti fondamentali alla sopravvivenza, togliendo lentamente ciò che serve per vivere: latte, cure, calore, protezione.

Non sempre la sofferenza è visibile. In Libano, il 72% dei genitori intervistati da UNICEF ha segnalato nei propri figli sintomi di ansia, insonnia o irritabilità, mentre il 62% ha rilevato segni di depressione o tristezza persistente. Le esperienze di paura, perdita e instabilità nei primi anni di vita compromettono lo sviluppo emotivo e cognitivo, con conseguenze che possono durare tutta la vita. Una guerra non termina quando tacciono le armi: continua nei sogni interrotti, nel silenzio dei bambini che non parlano più, nei giochi abbandonati accanto alle macerie.

Le ferite dell’infanzia non conoscono confini. In Ucraina, oltre il 70% dei bambini vive senza accesso a beni essenziali e più di 1,5 milioni crescono a ridosso delle linee del fronte. Nei primi mesi del 2025, il numero di bambini uccisi o feriti è triplicato rispetto al trimestre precedente (UNICEF, 2025). In Yemen, dopo otto anni di guerra, quasi 11 milioni di bambini dipendono dagli aiuti umanitari e 2,2 milioni soffrono di malnutrizione acuta, oltre mezzo milione in condizioni gravissime. In Siria, dopo più di un decennio di conflitto, quasi 11 milioni di bambini necessitano di aiuti umanitari. Più della metà non frequenta la scuola e circa 500.000 bambini sotto i cinque anni sono malnutriti. Milioni vivono circondati da ordigni inesplosi e in un clima di paura costante (EUAA, Save the Children, 2025). Sono bambini che forse non conoscono la pace, ma conoscono fin troppo bene la paura.

Gli infermieri negli scenari di guerra di ogni parte del mondo rappresentano una speranza che resiste e sono loro che restano quando il fragore delle bombe sovrasta quello della vita. Lavorano in ospedali da campo, sotto tende, in sotterranei o tra le maceri: operano in condizioni spesso impossibili senza elettricità, acqua o farmaci. Rianimano neonati nati troppo presto per un ambiente così ostile, medicano ferite, sostengono madri che non hanno più lacrime. Sono i custodi silenziosi dell’umanità, coloro che tengono accesa la speranza anche quando tutto sembra spegnersi. Ogni gesto di cura diventa un atto di resistenza contro la disumanità della guerra. A loro — a tutti gli infermieri e le infermiere che scelgono la vita anche dove la vita vacilla — va il nostro ringraziamento più profondo. Ecco quindi che difendere i bambini rappresenta difendere l’umanità, dove la speranza smette di essere un concetto astratto e permette a questi bambini di continuare a vivere. Proteggerli, ovunque si trovino, è il dovere più grande che abbiamo come esseri umani.
Come infermieri appartenenti alla SIN INF sentiamo di entrare in questo nuovo anno con la consapevolezza che ogni gesto di cura, ogni sguardo attento, ogni parola di conforto può fare la differenza.  Ed è per questo che vogliamo rinnovare il nostro impegno a proteggere la vita, a difendere i più fragili e a custodire l’infanzia anche nei contesti più difficili. Che il 2026 sia un anno di pace, rispetto e cura autentica, perché ogni bambino, ovunque nasca, merita di essere accolto con la stessa speranza.

Fonti principali

  • UNICEF, Levels & Trends in Child Mortality (2024)
  • UNICEF, Ukraine Humanitarian Situation Report No. 47 (2024)
  • UNICEF USA, Children in Ukraine (2025)
  • UNICEF Yemen, Born in War (2024)
  • EUAA, Syria Country Focus Report (2025)
  • Save the Children, Invisible Wounds (BBC, 2024)
  • AP News, Malnutrition crisis among children in Gaza (2024)
  • UNICEF Lebanon, Impact of Conflict on Children’s Mental Health (2024)