
Negli ultimi anni, l’attenzione alla fototerapia neonatale si è progressivamente spostata da una valutazione puramente clinica della riduzione dei livelli di bilirubina come efficace strumento di prevenzione del danno neurologico ad una prospettiva molto più ampia, che considera l’esperienza complessiva del neonato e della sua famiglia.
Il setting classico di questa nota pratica è spesso percepito dai genitori come freddo e medicalizzato e prevede che il neonato sia disteso in incubatrice o su lettino termico, pressoché nudo, con gli occhi protetti, esposto a una luce blu intensa, ma purtroppo separato temporaneamente dai genitori.
Per quanto efficace e sicura, questa terapia può potenzialmente interferire con il bonding, con il contatto pelle-pelle e con l’allattamento, elementi questi riconosciuti oggi come fondamentali per lo sviluppo neuro comportamentale del neonato e il benessere psicologico della triade.
Nel 2025, sull’European Journal of Pediatrics, Jessie Spaan e colleghi dell’Erasmus MC Sophia Children’s Hospital hanno pubblicato uno studio clinico dedicato a un dispositivo “indossabile” per la fototerapia neonatale. Si tratta di Jauni, una tutina con LED blu integrati, alimentata da batteria ricaricabile, in grado di emettere luce a 470 nm con un’irradianza compatibile con i criteri della fototerapia intensiva. La novità principale è che il trattamento può essere somministrato senza separare il neonato dai genitori e senza protezioni oculari, consentendo l’allattamento e il contatto continuo durante la terapia.
Lo studio, condotto su 12 neonati (a termine e quasi a termine) e confrontato con un gruppo trattato con sistemi tradizionali a fibre ottiche, ha mostrato risultati promettenti. L’83% dei neonati ha completato il trattamento entro 48 ore, con riduzione della bilirubina comparabile ai dispositivi convenzionali. Non sono stati riportati eventi avversi, tranne un singolo episodio di lieve ipertermia transitoria che si è risolto rapidamente.
Dal punto di vista esperienziale, i genitori hanno segnalato maggiore libertà di movimento, facilità nella gestione del bambino e percezione di un trattamento meno medicalizzato. Anche gli operatori sanitari hanno osservato un incremento del coinvolgimento familiare e una riduzione delle barriere relazionali tipiche della fototerapia tradizionale.
La possibilità di coniugare efficacia terapeutica e continuità relazionale rappresenta un elemento in linea con la filosofia della Family-Centered Care, nella quale viene promosso il coinvolgimento attivo della famiglia nel percorso assistenziale attraverso il bonding precoce e il contatto pelle-pelle.
Va sottolineato, però, che le evidenze emerse nello studio sono solo preliminari poichè il campione preso in esame è ridotto, lo studio è monocentrico e non randomizzato.
Il passaggio dalla fototerapia con luce posta sopra la termoculla a quella che utilizza indumenti luminosi non rappresenta solo una semplice acquisizione tecnica, ma deve essere inteso come un cambiamento culturale nella cura neonatale. Non solo riduzione della bilirubina quindi, ma necessità di garantire comfort, continuità relazionale e centralità della famiglia: un connubio che integra sicurezza clinica e umanizzazione delle cure.
Articolo recensito da Francesca Luzzu
Leggi l’articolo completo qui:

