Articolo di Felice Curcio (TIN – Sassari) e Denis Pisano (TIN – Cagliari)

Se in passato vi è stata una insufficiente ricerca epidemiologica in tema di lesioni da pressione (LdP) nei neonati, oggi sappiamo che la loro incidenza varia dal 16% al 43,1% sul totale dei ricoveri in Terapia Intensiva neonatale (TIN) nel mondo. (Garcia-Molina, 2018). I dispositivi medici utilizzati per l’assistenza al neonato sembrano essere i maggiori responsabili del fenomeno con percentuali che variano dal 38,5% al 90%. È importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi (circa 80%) le LdP si verificano nei neonati pretermine. (Visscher, 2014).

Le peculiarità della cute neonatale, soprattutto se pretermine o critico, rendono indispensabile l’adozione di specifici strumenti di valutazione del rischio al fine di pianificare interventi preventivi.

Attualmente sono disponibili alcune scale di valutazione delle LdP, tuttavia alcune di esse sono state sviluppate per individui di età pediatrica, altre ancora, pur essendo rivolte alla popolazione neonatale, non sono state ancora supportate da studi di validazione. La scala Braden Q, adattata al bambino dalla corrispondente scala per l’adulto, può essere utilizzata solo nei bambini dai 3 agli 8 anni.  La Glamorgan Scale, che tiene conto anche della presenza di dispositivi medici, può essere impiegata nei bambini da 0 ai 18 anni. Infine, la Neonatal Skin Risk Assessment Scale (NSRAS), composta da 6 voci, misura le capacità funzionali del neonato che contribuiscono a una minore tolleranza dei tessuti alla pressione (stato fisico generale, stato di coscienza, capacità motoria, attività, nutrizione, umidità della cute).

La NSRAS è l’unica scala progettata esclusivamente per il neonato ed è la più raccomandata per la valutazione del rischio cutaneo ma ad oggi, in Italia, non esistono scale validate per valutare il rischio di LdP. Partendo da questa necessità è stato condotto uno studio di adattamento culturale e validazione all’italiano della NSRAS secondo le raccomandazioni internazionali. Il percorso di traduzione e validazione è stato condotto in 6 fasi:

  1. Traduzione dall’inglese all’italiano della scala NSRAS originale a cura di due traduttori madre lingua, in forma indipendente.
  2. Revisione della traduzione a cura del gruppo di ricerca e da un team multidisciplinare medico-infermieristico al fine di adattare i concetti al contesto sanitario italiano.
  3. Ritraduzione dall’italiano all’inglese a cura di due traduttori bilingue in forma indipendente (diversi dai traduttori iniziali).
  4. Revisione della ritraduzione a cura del gruppo di ricerca e del team multidisciplinare medico-infermieristico. Questa fase si è conclusa con la stesura di una versione preliminare della i-NSRAS (vedi tabella)
  5. Test pilota della i-NSRAS condotto presso la TIN della AOU di Sassari da 35 infermieri ai quali è stata chiesta, per ogni voce della scala, una risposta dicotomica (chiara/ non chiara).
  6. Validazione di contenuto: condotta da un team di 20 esperti (neonatologi, infermieri e infermieri pediatrici) mediante la compilazione individuale di un questionario che valutava la semplicità, la chiarezza, la rilevanza e l’ambiguità degli items con un punteggio da 1 a 4 (ovvero, da poco chiaro a molto chiaro).

I risultati preliminari indicano che oltre l’80% degli infermieri coinvolti ritiene che le istruzioni e le voci della i-NSRAS siano chiare. La valutazione degli esperti sulla rilevanza, semplicità, chiarezza e ambiguità della scala i-NSRAS ha fornito un CVI (Content Validity Index) Totale di 0,92, con V di Aiken per ciascuna voce analizzata da 0,85 a 0,97.

Particolarmente controversa è stata la fase di adattamento delle voci Attività e Umidità.

Nella scala NSRAS originale i limiti maggiori per la voce Attività erano rappresentati dal fatto che essendo sviluppata nel 1997 considerava l’impiego di incubatrici e lettini oggi in disuso perché obsoleti. Inoltre non considerava la presenza di dispositivi medici applicati sul neonato. Il gruppo di ricerca ha eliminato il riferimento alle termoculle e introdotto, come nuovo fattore di rischio per LdP, la presenza di presidi medicali quali i supporti per ventilazione meccanica non invasiva, ECMO, trattamento ipotermico, ecc.

Per quanto riguarda la voce Umidità, la scala originaria valutava la frequenza del cambio delle lenzuola umide o bagnate a contatto del neonato. Nell’adattamento della scala il gruppo di ricerca ha ritenuto di introdurre come fattore di rischio l’umiditàcutanea dovuta alla condensa dei circuiti di ventilazione meccanica non invasiva, a materiale gastrico (vomito e rigurgito), a stomie o drenaggi e da stravaso di linee infusionali.

La i-NSRAS rappresenta la prima scala italiana specifica per valutare il rischio di LdP nella popolazione neonatale. Il percorso di adattamento al contesto neonatologico italiano sembra aver prodotto uno strumento chiaro e di semplice applicazione, rilevante e non ambiguo. Inoltre rappresenta uno strumento che si allinea alle attuali conoscenze scientifiche in tema di lesioni da pressione nel neonato.

Vai allo studio completo >> https://doi.org/10.1016/j.jtv.2022.10.001

Bibliografia essenziale

Visscher M, Taylor T (2014). Pressure ulcers in the hospitalized neonate: rates and risk factors. Sci Rep;4(1):7429

National Pressure Ulcer Advisory Panel, European Pressure Ulcer Advisory Panel, Pan Pacific Pressure Injury Association (2014). Prevention and treatment of pressure ulcers: Clinical practice guideline (E. Haesler Ed.). Osborne Park, WA: Cambridge Media

Noonan C, Quigley S, Curle MA. (2011). Using the Braden Q Scale to Predict Pressure Ulcer Risk in pediatric patients. Journal of Pediatric Nursing, 26(6), 566–575

Willock J, Habiballah L, Long D, Palmer K, Anthony D. (2016). A comparison of the performance of the Braden Q and the Glamorgan paediatric pressure ulcer risk assessment scales in general and intensive care paediatric and neonatal units. J Tissue Viability; 25(2):119-26