
Negli ultimi anni il passaggio di consegne tra infermieri ha superato la sua consolidata dimensione di semplice scambio di informazioni verbali, assumendo sempre più il ruolo di un vero e proprio intervento assistenziale in grado di influenzare la sicurezza delle cure e gli esiti clinici. Questa fase dell’assistenza si rivela infatti particolarmente vulnerabile, poiché l’assenza di un metodo condiviso espone al rischio di omettere, alterare o frammentare i dati del paziente, rendendo difficile l’individuazione delle reali priorità assistenziali.
In una revisione sistematica della letteratura dal titolo Shift Transition Communication Among Nurses: A Systematic Review of ISBAR and SBAR-Based Structured Handover Tools, pubblicata quest’anno sulla rivista Nursing Open, viene esplorata l’efficacia dell’adozione di strumenti strutturati come SBAR e ISBAR per standardizzare la comunicazione durante il cambio di turno e i trasferimenti intraospedalieri. Attraverso l’analisi di 15 studi pubblicati tra il 2019 e il 2024, gli autori hanno condotto una sintesi narrativa per comprendere se l’uso di una griglia comunicativa definita possa effettivamente ridurre il rischio di errore e migliorare la qualità dell’assistenza. I risultati della revisione mostrano come l’introduzione di modelli quali SBAR e ISBAR sia concretamente associata a una maggiore chiarezza, completezza e riproducibilità delle informazioni trasmesse, traducendosi in una percepita riduzione degli eventi avversi e in un aumento della soddisfazione professionale tra gli infermieri.
Tuttavia, l’analisi evidenzia un aspetto cruciale: l’efficacia di questi strumenti non dipende dalla semplice compilazione di una scheda, ma dall’integrazione della loro logica nel ragionamento clinico quotidiano. Laddove l’introduzione dello strumento è stata accompagnata da un adeguato percorso formativo, si sono infatti registrati i livelli più alti di aderenza e qualità del passaggio di consegne. Queste evidenze assumono un valore ancora più rilevante in un contesto ad altissima complessità come la Terapia Intensiva Neonatale. In questo ambiente, la fragilità del neonato e la rapidità con cui possono evolvere le sue condizioni cliniche impongono una trasmissione dati tempestiva, rigorosa e priva di ambiguità. L’adozione dell’ISBAR consente di guidare il professionista attraverso una sequenza logica e naturale: si parte dall’identificazione corretta del neonato, si inquadra la situazione clinica attuale e si definisce il background anamnestico e perinatale, per poi passare alla valutazione dettagliata dei singoli sistemi fisiologici e concludere con le raccomandazioni e le priorità per il turno successivo. In conclusione, la letteratura ci conferma che strumenti come SBAR e ISBAR rappresentano risorse preziose per rendere la comunicazione più sicura e strutturata, pur ricordando che la certezza complessiva delle evidenze attuali rimane da bassa a moderata e richiede un’interpretazione cauta. In Terapia Intensiva Neonatale, l’obiettivo primario non deve quindi essere la rigida applicazione di un acronimo, ma lo sviluppo di un modello comunicativo condiviso e cucito su misura per il neonato critico, sostenuto da una formazione continua che affranchi la qualità delle consegne dalla semplice memoria o dalle doti individuali del singolo operatore.
Articolo recensito da Angelica Delli Compagni
Infermiera Terapia Intensiva Neonatale, Ospedale Maggiore (Bologna)

